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storia_samolaco
Il Comune di Samolaco si trova in Provincia di Sondrio, a nord del lago
di Novate Mezzola. Ha una superficie territoriale di 44,50
Km², in maggior parte in zona montuosa.
Non esiste la località
“Samolaco”; Samolaco è
l’insieme di varie frazioni, le principali sono
Casenda, Era, Giumello, San Pietro e Somaggia, tutte poste nel fondo
valle.
I cittadini residenti nel territorio comunale al 31.12.2005
erano 2.913.
Come si raggiunge:
Allo svincolo della superstrada del lago di Como si continua lungo la
strada statale 36 che, superato l'Adda, attraversa il Pian di Spagna
con un lungo rettilineo, su cui confluisce, in due diverse diramazioni,
la statale Regina del Lario Occidentale.
Si prosegue verso nord in direzione
Chiavenna incontrando gli abitati di Nuova Olonio, Verceia e Novate
Mezzola.
Percorrendo la strada statale n.36 del lago di Como e dello Spluga si
raggiunge la frazione Somaggia di Samolaco.
Giunti a Novate Mezzola per raggiungere
Samolaco si può proseguire sulla SS 36 incontrando il limite
sud del territorio comunale poco oltre Riva di Mezzola e giungendo poi
nella frazione Somaggia di Samolaco.
Si lasciano definitivamente i paesaggi
lacustri e si procede nella distesa e verdeggiante piana di
Samòlaco, la Summo Lacu degli itinerari romani, fatta di
depositi alluvionali che hanno gradualmente tolto spazio alle acque.
Negli ultimi anni ha ritrovato slancio
il tradizionale allevamento del cavallo avelignese di
Samòlaco, derivato da intricati incroci di razze, che
garantisce resistenza. docilità e attitudine alla montagna.
Percorrendo la strada Provinciale Trivulzia si raggiungono le frazioni
di Casenda, Era e San Pietro, di Samolaco.
Da Novate Mezzola si può
raggiungere Chiavenna con un percorso alternativo alla SS. 36, che
permette di visitare il versante opposto della valle. Si tratta della
'strada Trivulzia', così chiamata dal nome del capitano Gian
Giacomo Trivulzio che agli inizi del sec. XVI istituì una
grande fattoria nel piano che si era formato con I'insabbiamento del
bacino settentrionale del lago.
La bonifica proseguì per
secoli ed ebbe impulso definitivo nell'Ottocento, quando il recupero di
una grande estensione a coltivi costituì uno sfogo per la
manodopera in eccesso.
Attraversato il ponte a ovest di Novate,
con una deviazione si raggiunge il confine comunale di Samolaco
incontrando il piccolo abitato di Giumello, mentre seguendo il percorso
principale,
dopo il ponte della Nave,
a sinistra ci si porta nella frazione di Casenda (231 m).
Da vedere:
L'antico nucleo di Casenda,
ben
conservato nella sua struttura tradizionale, si trova allo sbocco
dell'omonima valle dove l'abitato di Paiedo (886 m), ora abbandonato,
presenta tracce di notevole antichità.
A valle di Casenda, nei pressi di
Vigazzolo sorgeva il porto romano di Summolacu (ossia "alla
sommità del lago"), a cui si giungeva anche per via di
terra, proseguendo lungo un tratto di strada Regina, poi completamente
abbandonata, di cui si vedono ora solo delle tracce in vicinanza della
chiesa, pure abbandonata; di S. Giovanni alI'Archetto, con resti di
muri romanici.
Lungo una strada secondaria che passa
dai nuclei abbandonati di Fontanedo, Ronco e Montenuovo, si
può raggiungere Era (213 m), ricca di prati, sede comunale
di Samolaco, da cui si sale alla chiesa medioevale di S. Andrea (400
m), che conserva interessanti affreschi del sec. XVI ed altri
realizzati dal Macolino.
L'ampio panorama che vi si gode diede al
luogo importanza strategica per il controllo sulla valle.
Si prosegue sulla Trivulzia, attorno
alla quale sorgono frazioni nate con la bonifica del piano; fino a San Pietro (255 m), allo
sbocco della vai Mengasca. Il nucleo più caratteristico si
trova attorno alla
chiesa secentesca dall'imponente campanile, mentre si dice che la
torretta medioevale di Colombee
abbia ospitato il Barbarossa.
Fra castagneti e alcuni
vigneti si sale lungo la val Mengasca attraverso la 'via dei crotti',
una mulattiera lungo la quale venivano e vengono tuttora utilizzate
cantine naturali molto fresche con temperatura pressochè
costante per tutto l'anno, denominate crotti, si può
proseguire poi fino alle
località di Monastero e di Santa Teresa,
località un tempo abbandonate ed ora in parte recuperate, in
un paesaggio ricco di bellezze naturali.
A piedi da San Pietro si può
raggiungere, su un'altura, la torre di Segname o di Pamperduto (655 m),
posta nel territorio del Comune di Gordona, considerata la
più antica fortificazione della provincia, attribuita al
sec. IX, con
funzioni di avvistamento.
Lungo il sentiero che conduce alla torre
di Segname, con breve una deviazione, è possibile
visitare la Cà Pipeta, un grande riiparo interamente
costruito sottoroccia, anticamente adibito con molta
probabilità anche ad abitazione, all'interno della
costruzione, in stato di abbandono sono presenti diversi locali e sono
ancora visibili i resti di una antica stufa.
(Alcune parti sono tratte da “Conoscere la Valtellina e La
Valchiavenna” delle Comunità Montane di Bormio,
Tirano, Sondrio, Morbegno, Valchiavenna – pubblicato
dall’istituto geografico De Agostini)
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